giovedì 14 ottobre 2010

Hooligans serbi? Sgombriamo il campo dagli equivoci

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
www.cnj.it

COMUNICATO STAMPA

Hooligans serbi? Sgombriamo il campo dagli equivoci

Gli incidenti provocati da elementi che ostentano simbologie e slogan "ultranazionalisti serbi", sia a Belgrado lo scorso 10 ottobre (manifestazione contro il "gay pride" svoltosi in contemporanea) sia a Genova ieri sera 12 ottobre (in occasione della partita Italia-Serbia, che perciò non si è potuta svolgere) contribuiscono ad accentuare l'immagine già negativa che è stata appiccicata addosso alla Serbia e ai serbi negli ultimi 20 anni.

Addirittura il presidente del Senato Renato Schifani ha dichiarato: "Quello che è accaduto ieri allo stadio di Genova (...) mostra il volto peggiore di un'Europa ancora troppe volte attraversata dalla violenza di chi rifiuta la civiltà, la dignità, il rispetto della persona". (1) Non ci vuole una particolare fantasia per associare tale "volto peggiore" alla Serbia e ai serbi, attribuendo così a tutto un popolo (etnia? razza?) il rifiuto della superiore "civiltà" di Schifani. Su questa linea si pone esplicitamente la associazione revanscista degli esuli istro-dalmati, che titola di "follia serba" e collega la violenza da stadio a "quell'odio di matrice balcanica" di cui sarebbero stati vittime le "comunità degli italiani" durante la Resistenza antifascista. (2)

Di fatto, tanti in Italia in queste ore si stanno sbizzarrendo a collegare, in buona o cattiva fede ma comunque impropriamente, le violenze degli "hooligans" con le presunte crudeltà dei partigiani jugoslavi, riassunte con la parolina in codice "foibe". Prima dunque di entrare nel merito della questione "hooligans serbi", è necessario sgombrare il campo dal primo e più penoso equivoco: tra i due argomenti - quello delle "foibe" e quello degli "hooligans" - non esiste alcun collegamento possibile se non quello dettato dal ben noto sillogismo razzista italiano, per cui slavi = barbari = infoibatori. (3)

Si pone tuttavia certamente la questione di quale significato dare, in termini sociali e politici, a questo fenomeno degli "hooligans serbi". Chi osserva le cose in superficie nota che gli "hooligans" agitano la questione del Kosovo - con striscioni, slogan, e richiami al 1389, anno della battaglia di Campo dei Merli. La questione è tuttavia sollevata in termini meramente "etnici" ("il Kosovo è serbo e non è albanese"), in maniera del tutto incongruente e contraddittoria dal punto di vista storico-politico. Infatti chi abbia voglia di informarsi e conoscere un po' di storia di quella regione scoprirà che un Kosovo completamente albanizzato - come è tornato ad essere oggi - fu il progetto, realizzato nel corso della II Guerra Mondiale, proprio del Fascismo e del Nazismo. (4) Dunque da un punto di vista storico-politico rigoroso, porre la questione del Kosovo in Serbia non è cosa priva di contraddizioni per chi si professa nazifascista e/o cetnico.

Ovviamente, chiedere rigore ideologico-storico-politico a degli "hooligans" può essere una pretesa eccessiva. Ma alla destra che è attualmente al potere in Serbia tale richiesta dovrebbe essere formulata, oppure no?

Questo è in effetti il problema che sussiste sicuramente. Con il golpe anti-jugoslavo, di cui proprio in questi giorni ricorreva il decimo anniversario, in Serbia è salita al potere una classe dirigente non solamente ultraliberista ed alleata del FMI, della NATO e della UE: a prendere il potere sono stati anche i diretti eredi di quella tradizione cetnica oscillante tra fedeltà alla integrità nazionale e fedeltà ai propri mentori e padroni stranieri. L'atteggiamento dei cetnici di allora non è diverso da quello dei cetnici di oggi (intendiamo quelli veri, dall'ex Ministro Vuk Draskovic in poi, e non gli "hooligans"): oggi come allora i collaborazionisti dell'occupante straniero hanno accettato lo squartamento della Jugoslavia e la secessione del Montenegro e del Kosovo (5) proprio mentre si gongolano tra simbologie reazionarie e nostalgiche, revisionismo storico anti-partigiano, e sciovinismo anti-islamico. (6)

Certamente, negli stadi e nelle piazze l'estremismo teppista trova anche alimento nei settori sociali sconfitti, delusi ed impoveriti dagli eventi balcanici degli ultimi 20 anni - inclusi ovviamente i profughi dallo stesso Kosovo. Ma non ci sembra questa la componente determinante, quanto piuttosto quella costituita dai numerosissimi provocatori infiltrati dai "servizi di sicurezza" che esistono in tutte le tifoserie, calcistiche o meno, e svolgono un ruolo ben preciso e prevedibile. (7)

Quale potrebbe essere la strategia provocatoria in questo caso? Ci sono almeno due funzioni "utili" che questi "hooligans" stanno svolgendo.

Innanzitutto, gli incidenti non sono affatto "destabilizzanti" per il governo serbo. Viceversa, con essi la stessa questione del Kosovo viene relegata a questione "di ordine pubblico" e definitivamente sepolta - assieme ai serbi-kosovari, che sono oggi o profughi oppure prigionieri nei "bantustan" della provincia.

L'unica destabilizzazione possibile che gli incidenti di Genova possono arrecare è quella dei rapporti tra Berlusconi e Tadic, il cui incontro previsto in questi giorni, in occasione di un summit bilaterale, era già stato rimandato. Ma se di questo si tratta, cioè di una strategia internazionale (degli USA) per allontanare la Serbia dai paesi "amici" continuando ad isolarla, allora bisognerebbe pure avere il coraggio di parlarne apertamente, in Serbia ma soprattutto in Italia, dove invece non sappiamo far altro che professare disprezzo verso i nostri vicini jugoslavi - di tutte le nazionalità.

Per CNJ- onlus, il Consiglio Direttivo
13 ottobre 2010

4 commenti:

Anonimo ha detto...

sono sposato a una donna serba e ho vissuto a lungo in serbia, quindi so di quello di cui parlo,io credo che i
serbi dovrebbero imparare a
guardare al futuro, non sempe dietro e mitizzare il1389 e tutto quello che è stato della loro
storia,gloriosa oppure no; occorre essere razionali nel mondo moderno se no dove si va a finire? basta a fare le vittime,schifani ( che fa schifo davvero oltre ad essere in odore di mafia)ha detto il giusto, ma non contro i serbi in quanto popolo, ma contro una banda di debeli bastardi che non hanno cervello e si fanno catechizzare da chissà quali mafiosi che siedono comodo in qualche kafana; forza amici serbi, più
raziocinio e meno dostojanstvo
massimo ravenna

Lina ha detto...

grazie massimo ma quale futuro c'è se ti distruggono case, scuole, ospedali, ponti, strade, fabbriche e ti uccidono i bambini con le bombe umanitarie ?????

adlex ha detto...

ma quanto è odioso il vittimismo? Dei serbi o albanesi. Basta con queste str. e diciamo le cose come stanno alla gente comune non gli ne po frega de meno della politica e del nazionalismo. Sono solo quei quattro defficenti della Stella Rossa belgrado che coltivano l'odio. Ah dimenticavo i giornalisti con la presunzione di essere docenti di storia medievale ed esperti in diritto internazionale! Chi se ne frega della battaglia di kosovo polie? La serbia la presa in quel posto da questi maniaci razzisti! Tutti credono che i serbi sono degli paramilitari pronti a uccidere il proprio vicino che non sia serbo! Forse non è ora di chiedersi perchè nessuno vuole stare con la serbia:
( croatia crna gora kosovo macedonia slovenia). Ci sono due modi per unire differenti paesi uno: creando uno spazio di pace liberta e giustizia comune (modello europeo vincente) e l'altro con la violenza l'odio e la paura (modello RFY di milosevic che ha fallito miseramente)
Ora perche voi giornalisti (la categoria) invece di preocuparvi della situazione delle persone in kosovo siano essi (serbi albanesi rom)e di aiutarli ad andare avanti magari convicendoli a ritornare nelle proprie case in kosovo e a partecipare alla ricostruzione e riconciliazione scrivete solo minchiate che fomentano l'odio?

Lina ha detto...

quali case ?
gliele hanno bruciate !!!