Giovedì 10 Febbraio 2011
Dal 2004, ovvero da quando è stato istituito, il giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe
è diventato l’occasione per sviluppare un’opera di revisione dal punto di vista storico portata avanti non solo dalla destra, ma anche da intellettuali presuntamente progressisti. Pubblichiamo una riflessione a riguardo di Francesco Giliani, che è stato testimone di un tentativo di questo genere in una scuola superiore della provincia di Modena.
Comprendere un dibattito storiografico, distinguere le fonti storiche, contestualizzare i processi storici. Tanti “obiettivi” declamati fino alla nausea nelle circolari ministeriali e nelle programmazioni dei docenti. Nient’altro che una lista di belle intenzioni, viste da un’assemblea d’Istituto sulle foibe. In queste assemblee assistiamo da anni alla ripetizione ossessiva di un unico punto di vista, quello di “storici” come Marco Pirina (coinvolto nel golpe Borghese del 1970): le foibe furono pulizia etnica praticata dai partigiani jugoslavi, ispirati dalla criminale ideologia comunista, contro l’inerme popolazione italiana infoibata a causa della sua nazionalità. I video giocano cinicamente sui sentimenti , gli storici di turno presentano la storia in modo “neutro” e non opinabile ed infine gli esuli – di solito membri o vicini alla neo-irredentista Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – si mettono molto spesso a fare storia invocando il proprio status di esule come garanzia di attendibilità ed infallibilità. E’ talmente forte la pressione della Giornata del Ricordo che nelle scuole saltano anche le sempre più ossessive attenzioni al contraddittorio – spesso peraltro interpretato dalle presidenze in modo veramente desolante, come se dovessimo riprodurre una par condicio in stile “Porta a Porta”. Insomma, le istituzioni vogliono che niente rovini la festa. Tutti allineati.
Come docenti non credo che sia possibile voltarsi dall’altra parte e non prendere posizione. Professare ignoranza o scarsa conoscenza sull’argomento non è più scusabile. Perché non è scusabile stare zitti davanti ad una gigantesca iniezione di nazionalismo tra i giovanissimi per mezzo della scuola pubblica.
Nei dibattiti sulle foibe i fatti scompaiono. O meglio, chi interviene a sostegno della tesi dominante è di fatto legittimato a non portare fonti ed argomenti a supporto della propria tesi. Può semplicemente passare da un’affermazione all’altra. I numeri vengono gonfiati a dismisura. Gli scomparsi sono addizionati agli infoibati. Chi mette in discussione le cifre iperboliche dei foibologi (diecimila o anche più) interessati a creare un contraltare “rosso” ad Auschwitz è accusato di fare il ragioniere coi morti, di negare il “genocidio” (altro termine usato a vanvera) degli italiani, vittime innocenti di una pulizia etnica. Per capire un qualsiasi fenomeno è necessario – ripeterlo suona elementare – accertarne anche le dimensioni: se gli infoibati sono stati nell’ordine delle centinaia e per lo più appartenenti a formazioni armate fasciste o collaborazioniste, infatti, verrebbe a cadere anche la tesi della “pulizia etnica” contro italiani inermi e si dovrebbe ammettere che il sentimento dominante era antifascista e non anti-italiano. Per le foibe, però, tutto deve apparire già accertato col consenso unanime di tutti. Chi lo nega è un blasfemo.
Il copione non è stato diverso dal canovaccio solito all’ultima assemblea d’Istituto sulle foibe a cui ho assistito come docente il 4 febbraio 2011 a Carpi. Un’assemblea simile a tante altre in tutt’Italia. In meno di due ore di assemblea ho ascoltato buona parte di quelle falsità che storici come Claudia Cernigoi e Sandi Volk hanno smontato con diversi libri basati su ricerche a pettine in tutti gli archivi possibili e immaginabili, al di qua e al di là del confine. Ricerche che, biografie alla mano, mostrano che la grandissima parte delle centinaia di infoibati tra Istria ’43 e Trieste ’45 erano volontari della Milizia di Difesa Territoriale o della X Mas, massacratori vari, delatori e collaborazionisti al servizio dei nazisti che esercitavano un dominio diretto su quell’area con la formazione della Zona d’Operazioni Litorale Adriatico. Altri, alcune migliaia di criminali di guerra fascisti, furono arrestati nel maggio ’45 tra Trieste e Gorizia e vennero internati in Jugoslavia, dove molti di loro morirono di stenti e alcuni dopo condanne a morte pronunciate dal Tribunale di guerra jugoslavo. E’ bene ricordare che nessuno dei criminali di guerra italiani richiesti dalla Jugoslavia venne mai estradato dallo Stato italiano. E’ dunque senza fondamento sostenere che gli infoibati sarebbero stati diecimila o più, cifre fornite da autori come Pirina e Luigi Papo (ex rastrellature di partigiani). Le loro liste, in realtà comprensive di tutti i dispersi, hanno percentuali d’errore anche del 65%, come dimostrato dalla Cernigoi nel caso dei loro elenchi relativi alla provincia di Trieste.
Nel video dell’Istituto Luce proiettato a Carpi errori e rimozioni erano innumerevoli. Ne ricordo tre: [1] la foiba di Basovizza piena di 300 metri cubi di cadaveri di italiani, [2] la soppressione del CLN di Trieste per mano dei partigiani di Tito, spesso citata come esempio della politica fratricida tra i nemici del fascismo, e [3] l’idea che di foibe si sia iniziato a parlare dal maggio-giugno ’45, quando Trieste fu occupata dai partigiani jugoslavi.
La storia sulla foiba di Basovizza è una colossale costruzione mediatica basata sul nulla. La leggenda che vi siano 300 metri cubi di cadaveri è smentita platealmente da un telegramma confidenziale delle massime autorità Alleate del 19 febbraio 1946 nel quale si affermava che “la cessazione delle investigazioni [sui cadaveri nella foiba di Basovizza] è autorizzata. Per minimizzare qualsiasi effetto sull’opinione pubblica italiana e qualsiasi possibilità che gli jugoslavi interpretino la cessazione come un’ammissione che le accuse contro di loro erano infondate, siete autorizzati a rilasciare una dichiarazione pubblica che la cessazione delle investigazioni è dovuta a difficoltà fisiche sopravvenute, e che ciò non implicava che le asserzioni fatte dal CLNAI siano dimostrate essere infondate”. In una precedente relazione del 21 ottobre 1945 ad opera del Comando Generale delle Forze Armate statunitensi nel Mediterraneo si scrisse che nelle foiba di Basovizza erano stati rinvenuti solo alcune decine di cadaveri, appartenenti a soldati tedeschi della prima guerra mondiale, e carcasse di animali. Non ci furono nuove investigazioni ,ma in compenso a Basovizza abbiamo un monumento nazionale. Di questo non si deve sentire parlare: rovinerebbe una storia troppo ben costruita fatta di partigiani comunisti cattivi, e per di più slavi, e di italiani vittime innocenti di un’ideologia criminale.
Nel secondo caso si tace il fatto che a causa della repressione nazista in città si susseguirono tre differenti CLN e l’ultimo, molto diverso dai precedenti, era composto di loschi figuri che consideravano la nuova Jugoslavia come un paese nemico, provenienti anche dalla X Mas, i quali, col paravento dell’antifascismo, cercavano alleanze coi residui del regime fascista in funzione nazionalista ed anti-slava, giungendo persino a preparare attentati ed azioni armate contro i partigiani di Tito. Non è allora normale che questi ultimi abbiano pensato di arrestarli, portarli a Lubiana e processarli?
Sul terzo punto la verità storica è, se possibile, ancora più scabrosa. I primi a parlare di infoibamenti frutto di pulizia etnica anti-italiana perpetrata da partigiani slavi furono i nazisti dopo la loro tremenda ri-occupazione dell’Istria nell’ottobre ’43. Il libello nazista in questione venne divulgato nell’autunno ’43 col titolo “Ecco il conto!”. Qualcuno avverte come sgradevole far risalire l’origine della propria versione dei fatti ad un opuscolo di propaganda nazista? Poco importa ai “foibologi”, inoltre, che l’8 gennaio 1948 un giornale locale di destra quale era Trieste Sera scrisse che “se consideriamo che l’Istria era abitata da circa 500mila persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto anti italiano ma un atto prettamente antifascista.” Chi commise un vero ed efferato massacro furono le SS assieme ai Repubblichini di Salò quando ripresero il controllo della penisola istriana e massacrarono 13mila persone. Difficilmente, però, ne sentirete parlare in una conferenza sulle foibe. Rovinerebbe il resto del racconto.
Non si tratta quindi soltanto di mettere a fuoco il contesto storico dell’occupazione italiana della Jugoslavia – e non sarebbe poco, considerato che la RAI si ostina a non mandare in onda Fascist Legacy, filmato della BBC sui crimini italiani in Jugoslavia – durante la quale il generale italiano Robotti si lamentò in un telegramma della scarsa crudeltà dei soldati italiani, scrivendo in modo macabro e criminale “si ammazza troppo poco”. E’ senz’altro necessario ricordare le 300mila vittime jugoslave dell’occupazione nazi-fascista e l’opera di snazionalizzazione portata avanti nella Venezia Giulia, nell’Istria e nella Dalmazia dal fascismo fin dal 1923 con la riforma Gentile, che chiuse le scuole in cui si insegnava lo sloveno od il croato, e continuata con la confisca dei beni delle cooperative contadine “non italiane” o l’invio al Tribunale Speciale di centinaia di antifascisti slavi di nazionalità italiana.
Si tratta anche di mettere a nudo un mito storiografico che vuole rilanciare un senso comune nazionalista ed anticomunista. Un senso comune ben compendiato da affermazioni anti-slave violente ed aggressive, come quelle udite a Carpi da un esule, Antonio Zappador, sull’Istria italiana da 2000 anni – come asserirebbe un libro del 1924 che il suddetto ci ha mostrato senza citare titolo e autore – o sul non aver nulla da spartire con gli slavi, dopo che nell’assemblea precedente aveva minimizzato le tensioni tra italiani e slavi durante il fascismo paragonandole grottescamente al campanilismo tra Modena e Bologna.
Con l’istituzione della Giornata del Ricordo stiamo dando medaglie e onorificenze a incalliti criminali di guerra. Gli elenchi dei “medagliati” sono di difficile accesso. Addirittura nel 2007, in provincia di Udine, i parenti di coloro che sono stati insigniti in quanto “martiri dell’italianità” hanno chiesto l’anonimato. Gli storici Volk e Cernigoi sono riusciti ad avere un elenco incompleto per le annate 2006, 2007 e 2008. Risulta che ben il 73% dei “premiati” erano membri di forze armate fasciste o collaborazioniste. Ecco i “modelli” per i giovani. Sono persone come Vincenzo Serrentino, premiato nella Giornata del Ricordo 2007 come “ultimo prefetto italiano di Zara”, dirigente del fascio di combattimento di Zara sin dal 1920, tenente colonnello delle Camicie Nere e, dopo l’occupazione della Jugoslavia da parte dell’Asse, membro del Tribunale speciale per la Dalmazia, criminale di guerra processato dagli jugoslavi, condannato a morte e fucilato nel ’47 a Sebenico. Oppure Graziano Udovisi, recentemente scomparso, ufficiale della collaborazionista Milizia per la Difesa Territoriale condannato nella sentenza n. 165/46 della Corte d’Assise Straordinaria di Trieste per aver arrestato partigiani poi legati col fil di ferro. E si potrebbe continuare.
Per concludere, perché non è mai menzionata l’origine politica dell’istituzione della Giornata del Ricordo, fortemente voluta dagli ex di Alleanza Nazionale legati alla loro gioventù missina ma accettata supinamente anche a sinistra? Fu Maurizio Gasparri a premere perché la RAI producesse una fiction sulle foibe, “Il cuore nel pozzo”, mediocre opera di propaganda nazionalista ed anticomunista (per un’efficace critica cliccate su YouTube militant a cuore pozzo). Lo stesso Gasparri nel 2004 ipotizzò “forse milioni” di infoibati, ovvero più di tutti gli abitanti dell’Istria di allora…
Istituzioni scolastiche repressive o comunque molto diffidenti quando gli studenti si interessano o, peggio ancora, fanno politica al di fuori delle pratiche considerate “accettabili” da chi comanda, celebrano acriticamente la Giornata del Ricordo occultandone l’origine politica e la relazione col dibattito attuale e con ciò “fanno politica” in maniera tutt’altro che limpida.
Se non ci vogliamo arrendere ad una potente ventata di nazionalismo, dovremo iniziare a chiederci e a chiedere chi e cosa viene celebrato pomposamente ogni 10 febbraio. E magari a ricordarci anche che circa 40mila ex soldati italiani allo sbando dopo l’8 settembre 1943 scelsero coraggiosamente e con spirito internazionalista di unirsi alle formazioni partigiane jugoslave, albanesi e greche per distruggere il fascismo.
Francesco Giliani (insegnante di storia nelle scuole medie superiori)
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9 commenti:
Ciao Francesco, scusami se ti do del tu, ma questo è il mio modo di esprimermi e non mi piacciono le formalità; ho letto il tuo articolo e non lo condivido. Prima che incomincio a risponderti voglio mettere in chiaro un paio di concetti. Ho avuto e ho tuttora amici serbi, e io penso che per me questa sia stata una grande fortuna, perchè hanno una voglia e una leggerezza di vivere che noi italiani, accecati dalla nostra voglia di apparire tutti bravi belli e precisini, non ci sogniamo nemmeno. Ho un grande rispetto per il popolo serbo perchè è stato l'unico popolo a liberarsi dall'occupazione nazi-fascista senza l'aiuto nè degli alleati, nè dei sovietici. Ho una grande ammirazione per i serbi, perchè nonostante la guerra e i bombardamenti che hanno subito da parte degli americani durante la guerra dei balkani, non si piangono addosso.
Detto questo, secondo me, nessun sentimento vero si può fondare sulla menzogna. I titini nella seconda guerra mondiale hanno sbagliato ad infoibare gli italiani. Non importa se ne hanno infoibato uno solo o centomila, non importa se hanno infoibato più o meno gente dei nazisti. Il fatto c'è, è innegabile e va condannato con tutti i mezzi affinchè non succeda più che qualcuno possa pensare che l'eliminazione fisica di una persona possa essere un mezzo di risoluzione dei problemi.
I titini sono stati responsabili dell'esodo di duecentomila italiani, e anche per questo fatto non deve esistere nessuna giustificazione affinchè non si possa più pensare che sia consentita la violenza ai danni di una persona solo perchè facente parte di un popolo invece che di un altro. Io non voglio fare una guerra di cifre, anche se fossero molti di meno rimane il fatto che l'esodo degli italiani dall'Istria è un evento storico.
Ho partecipato a un seminario sulle foibe quando stavo alle superiori, la mia esperienza personale su questo tipo di iniziative è stata più che positiva, al contrario di quello che dici tu. Il signore che l'ha tenuta, mi pare si chiamasse Machiacig, con grande onestà, ha messo subito in chiaro una cosa, il passato è passato e non si torna indietro, l'Istria e la Dalmazia sono regioni slovene e croate e devono rimanere tali, l'unico messaggio che voleva lanciare lui è che le foibe hanno segnato un capitolo della storia italiana e sono un evento storico che deve essere conosciuto. Bisogna capire cosa è successo veramente e come si è svolta tutta la vicenda. Noi siamo italiani e noi tutti abbiamo il diritto di sapere e di conoscere la nostra storia.
Io da italiano non provo nessun rancore verso gli iugoslavi, non ho alcun sentimento di rivalsa contro di loro, non voglio che Istria e Dalmazia diventino italiane, non voglio criminalizzare i serbi. Io sono italiano, pretendo di sapere cosa è successo al mio popolo e pretendo che si lavori per fare chiarezza sulla storia del mio paese.
Io ti dico che il tuo discorso è oggettivamente corretto e inoppugnabile, ma è fazioso perchè presenta gli eventi in modo molto aggressivo accusando la classe politica italiana di nazionalismo. Il tuo discorso mi sembra molto politico e poco divulgativo e mi sono sentito in dovere di dirtelo. Per me le cose sono due: o decidi di fare politica, oppure fai informazione L'informazione è apolitica,e da come la vedo io, tu stai facendo politica.
Tullio, studente universitario di matematica
grazie del tuo commento tullio.. ma questo non è il blog di francesco, bensì la parte politica di balkan-crew
abbiamo fatto il copia incolla di un articolo
da parte mia ti posso dire che se tito ci ha fottuto dei territori.. noi li abbiamo fottuti ad altri e quelli ad altri prima ancora...
uccidere non è mai giusto, ma ti assicuro che sulle foibe c'è un gioco mediatico misero e meschino....
grazie per il tuo amore per i balkani...
speriamo che tu possa essere ancora nostro lettore
balkan-crew.blogspot.com
Ciao Lina, grazie per la risposta, molto precisa e puntuale. Ci sono un paio di punti che vorrei mettere in chiaro onde evitare di essere frainteso.
Per cominciare io non voglio accusare Tito di averci "rubato" dei territori. Questi secondo me sono discorsi nazionalistici, lontani anni luce dal mio pensiero, e mi fanno francamente pure un po' tenerezza. Anzi, personalmente spero che un giorno si possano abbattere quei confini che ci separano dalle altre nazioni così che si potrà vivere finalmente tutti come fratelli e sorelle, perchè la verità è che i sentimenti di amicizia e fratellanza non hanno nazionalità e prevaricano ogni confine politico.
Io accuso Tito di essere stato responsabile di crimini contro l'umanità. Lui ha utilizzato l'esercito per infoibare e deportare una parte della popolazione civile, e questo è un fatto che deve essere condannato senza se e senza ma.
Le Foibe sono una delle più grandi tragedie che il popolo italiano abbia mai subito e abbiamo il dovere morale di mantenerne vivo il ricordo affinchè l'ideologia che ha portato a questa epurazione etnica muoia per sempre.
Dici che si utilizza questa vicenda per fare propaganda politica? Perfettamente d'accordo. Fare finta che non sia successo niente non è il modo di opporsi ai nazionalisti. Avere il coraggio di ricordare con dignità, senza pretese, far vedere che esiste un Italia che ricorda in modo apolitico, secondo me è questo il modo di combattere il nazionalismo.
sono con te.. ma quando ti trovi davanti a persone che continuano a dare per infoibati dei morti 90enni nel proprio letto come sepolti a srebrenica delle persone vive e presenti all'ufficio di collocamento.. capisci che un po' di dubbi sulla manipolazione della storia ti vengono ?
Ok, mi è parso di capire che tu sia contro la giornata della commemorazione dei morti delle Foibe perchè pensi che la portata di tale evento sia stata ingigantita dai nazionalisti. Io non condivido il tuo pensiero, ma lo rispetto. Non sta a me decidere chi ha ragione e chi ha torto, così come non sta a nessuno giudicare gli altri. Io sono convinto che sia un bene che ci siano persone che su argomenti identici abbiano idee diverse e penso anche che sia un bene per tutti confrontarsi, l'importante è che ci sia il rispetto, cioè la consapevolezza di non avere il monopolio della ragione. Detto questo mi pare che la discussione possa anche finire qui dato che siamo giunti a un punto morto...
ciao Lina!
ci aggiorniamo se abbiamo novità.. noi siamo in contatto con la comunità di valle
persone che in teoria dovevano essere tutte morte..
invece stanno benissimo !
balkan-crew.blogspot.com/
2010/11/la-comunita-di-valle-croazia-torino.html
La comunità di Valle (Croazia) a Torino
domenica 7 novembre 2010
balkan-crew.blogspot.com
Onestamente speravo che Tito ne avesse risparmiato qualcuno, buon per loro
ti invito a non credere a tutto quello che ti dicono.. noi siamo un team che ha amici dalla slovenia alla grecia.. tito ne ha ammazzato qualcuno.. non che ne ha salvati alcuni
è il contrario di quello che ti dicono e anche parlando con tanti italiani di la.. tutti mi hanno detto che sono stati traditi da roma.. gli italiani hanno portato via tutte le industrie e lasciato quei territori al loro destino.. anzi.. volevano ammazzare tutti i profughi.. erano dispiaciuti che sta gente tornava viva.. erano un problema...poveri.. senza casa.. addirittura i parenti li rifiutavano... e tutto questo è nulla a confronto di cosa hanno fatto i fascisti nei balkani.. addirittura a kragujevac hanno sparato a un'intera classe nell'aula scolastica.. tutti morti !
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