venerdì 29 aprile 2011

Condannato Gotovina


Di Marina Szikora
Qui di seguito il testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 aprile a Radio Radicale

La sentenza del Tpi: dall'Aja a Zagabria a Bruxelles
Il tema della condanna dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač continua ad essere il tema centrale della realta' politica croata e, secondo gli ultimi sondaggi, dopo la sentenza dell'Aja soltanto il 23% dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. E il governo croato si dice di essere adesso in una offensiva diplomatica ma al tempo stesso avverte i cittadini che l'Ue non ha alternative. Il vicepresidente del Governo e ministro degli esteri e delle integrazioni europee, Gordan Jandroković lunedi' si e' recato a Bruxelles affermando che fine giugno e' una data raggiungibile per la conclusione dei negoziati di adesione. Jandroković si e' detto convinto che i cittadini croati sanno molto bene cosa vogliono e che sceglieranno il futuro europeo poiche' al referendum si decidera' se vogliamo che la Croazia si basi su valori europei o quelli cosidetti balcanici. La premier Kosor ha spiegato che l'interpretazione dei fatti e' il piu' forte argomento croato e gia' a partire da questa settimana saranno promosse delle iniziative a fin di far cadere nel processo d'appello le qualifiche della sentenza a Gotovina e Markač relative all'impresa criminale congiunta.
Se non fosse il presidente della Repubblica, notano i media croati, Ivo Josipović srebbe in questi giorni sicuramente uno degli esperti piu' chiamati e citati in connessione con le questioni del Tribunale dell'Aja. Va ricordato che lo stesso Josipović aveva rappresentato la Croazia e aveva vinto anche un processo contro la procura dell'Aja a favore della Croazia e dell'allora ministro della difesa Gojko Šušak. Il Presidente croato non nega che ci sono stati crimini durante l'operazione 'Tempesta', che la Croazia e' responsabile di non aver ostacolato questi crimini ancora negli anni novanta e poi perche' non li aveva processati da sola. "Sconfiggere la tesi dell'impresa criminale congiunta e' importante per la Croazia dal punto di vista storico e politico gia' per il solo fatto che se cadesse la tesi dell'impresa criminale in quanto forma di responsabilita', allora la difesa sarebbe qui in una posizione molto migliore rispetto all'attuale momento" afferma Josipović.
Tuttavia la questione delle questioni resta quella di far luce sulla sorte di 1013 prigionieri e persone scomparse del 1991 e 1992 ha sottolineato la premier croata Jadranka Kosor rivolgendosi alle famiglie delle vittime scomparse durante la guerra. Ha ricordato che questo e' stato anche il tema principale dei suoi recenti colloqui con il presidente serbo Tadić e il premier Cvetković e ha aggiunto che "i colloqui devono iniziare e finire con la soluzione relativa al destino dei prigionieri e dei scomparsi".

Josipovic: la sentenza non contribuisce al buon clima, ma la riconciliazione non si ferma
Nella trasmissione mensile della radio statale croata "Il caffe' con il Presidente" il capo dello stato croato, Ivo Josipović ha detto di credere che l'evidente calo del sostegno dei cittadini croati all'ingresso della Croazia nell'Ue, dopo le sentenze di condanna di primo grado ai generali croati, sono "una vicenda temporanea poiche' l'Ue non aveva nessun legame diretto con il verdetto, perche' il Tribunale dell'Aja e' un tribunale delle Nazioni Unite e non dell'Ue". Josipović ha commentato cosi' i sondaggi secondo i quali, dopo le sentenze dell'Aja, soltanto il 23 percento dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. Josipović ha aggiunto che ogni analisi ragionevole dimostrera' che non e' l'Ue quella che ha inflitto le sentenze e si e' detto convinto che i cittadini croati, nel momento in cui ci sara' il referendum sull'adesione, riconosceranno tutti i pregi che implica l'ingresso nell'Ue. Alla domanda se vi e' la possibilita' che la Croazia adesso decida a rivalutare la collaborazione con il Tpi dell'Aja, Josipović ha sottolineato che una tale decisione avrebbe come conseguenza l'esclusione della Croazia dalla comunita' internazionale e che lui stesso non appoggierebbe una tale azione. Il presidente croato ha rilevato che secondo le sue conoscenze, il governo croato aveva consegnato alla difesa dei generali tutti i documenti richiesti. Ha indicato inoltre che la sentenza conferma il coinvolgimento della Serbia nell'agressione contro la Croazia. La qualifica di un conflitto internazionale che si trova nell'atto di accusa implica che le forze serbe in "krajina" furono controllate dalla Serbia. Josipović ha ripetuto che e' inaccettabile la qualifica della difesa croata in quanto un'impresa criminale congiunta e ha sottolineato che "la Croazia in quanto stato di diritto accettera' gli aspetti giuridici della sentenza, ma quelli politici e storici saranno difficilmente accettati se questa interpretazione significa una criminalizzazione dell'intera guerra per la Patria".
Per quanto riguarda la domanda se la sentenza in qualche modo e' anche una sentenza al defunto ex presidente croato Franjo Tuđman e al ministro della difesa Gojko Šušak, Josipović ha osservato che si tratta di una constatazione scomoda che colpisce non soltanto queste due persone della storia croata bensi' anche altri, ma ha sottolineato che la sentenza e' sempre individuale. "La sentenza parla soltanto della colpa individuale delle persone nel processo, le persone fuori dal processo non sono state giustiziate" ha detto Josipović. In conessione alla questione se e' stata legale la consegna al Tribunale del verbale della riunione di Briuni, uno degli elementi chiave della sentenza, il presidente croato ha detto che la Croazia ha una legge costituzionale del 1996 che obbliga alla piena collaborazione con il Tribunale. Questo che accade adesso, ha ricordato il Presidente, di indossare la colpa a questo o quell'altro, a questo o quel governo perche' aveva collaborato con il Tribunale dell'Aja, non va bene. Josipović ha commentato anche la valutazione del presidente serbo Boris Tadić secondo il quale le sentenze di questo tipo contribuiranno alla riconciliazione nella regione. A tal proposito, Josipović ha detto di non essere sicuro che questa sentenza contribuisce a cose giuste, ma sicuramente non sono sentenze ne' dell'Ue ne' della Serbia e quindi non dovrebbero influenzare su quello che va bene per entrambi i paesi, Croazia e Serbia. Josipović si e' detto convinto che il processo di riconciliazione continuera'.
Tratto da Passaggio a sud - est

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