giovedì 18 ottobre 2012

Crimini silenziosi: il traffico illegale di organi nel Kosovo

Sono già passati tredici anni dalla fine della guerra del Kosovo. Durante tutti questi anni si è parlato esclusivamente dei crimini commessi dai serbi, ma ben poco è circolato circa la casa dell'orrore – “la casa gialla”. “Centinaia di serbi sono stati prelevati dall'UCK nel Kosovo, trasportati in Albania e poi lì uccisi. Quasi mai nessuno se ne è interessato perché durante il conflitto i serbi erano i cattivi” ha dichiarato durante un'intervista al New York Times Chuck Sudetić , l'americano di origine croata che ha lavorato come analista presso il Tribunale dell'Aja per l'ex-Jugoslavia. Sudetić ha collaborato con l'ex procuratore del Tribunale, Carla del Ponte, alla stesura del libro intitolato “La Caccia”, un best-seller che ha suscitato moltissime critiche e polemiche. Questo racconto narra l'esistenza di un'organizzazione criminale albanese che sequestrava i serbi, li utilizzava come materia prima – i loro organi erano estratti all'interno di cliniche illegali albanesi (la casa gialla era una delle tante) e li immetteva nei canali del mercato nero. Sudetić parla di circa 400 vittime, trasportate fuori dalle frontiere e poi uccise per l'espianto degli organi; inoltre afferma che José P. Baraybar dell'UMNIK avesse scritto un rapporto proprio sulla casa gialla. Il Tribunale dell'Aja, tuttavia, decise che quei crimini non sarebbero rientrati sotto la sua giurisdizione perché commessi dopo il giugno del 1999, quando la guerra era già finita. Da poco tempo il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in cui si racconta di una testimonianza di uno degli albanesi che prelevavano organi dalle vittime serbe. “Mi hanno dato un bisturi e mi hanno detto di cominciare l'espianto subito perché non c'era molto tempo. Ho posato la mia mano sinistra sul suo petto, ho cominciato a tagliare e il sangue è subito schizzato fuori”, racconta l'uomo, aggiungendo che la vittima ha perso conoscenza dopo urla inumane. “Non posso dire se fosse svenuto o morto, io ero fuori di me”, continua, affermando che questo intervento era stato svolto nella classe di una scuola e che la vittima fosse stesa su alcuni banchi. Il cuore prelevato è stato riposto all'interno di un contenitore per il trasporto degli organi e portato all'aeroporto di Tirana dove è partito per l'estero a bordo di un piccolo aereo privato, forse turco. La giornalista italiana, Marilina Veca, ha scritto un libro intitolato “Cuore di lupo”, in cui racconta del traffico illegale di organi in Kosovo e Metohija. Il libro racconta la vera storia di quattro famiglie serbe e la loro disperazione per il fatto che tutti gli uomini fossero stati prelevati e utilizzati come cavie da laboratorio. “Purtroppo, non ci sono solo terroristi e psicopatici appartenenti all'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), che partecipano all'orrore del commercio di organi umani. Ci sono anche dei medici, infermieri ed altre persone rinomate, persone per bene”, dichiara l'ambasciatrice serba a Roma, Sandra Rasković Ivić. E ancora aggiunge che “si sapeva che nel Kosovo e Metohija dopo la primavera del 1998 (e cioè ben prima che Milosević inviasse le forze di polizia serbe per mettere fine alle violenze dell'UCK e molto prima che rinascesse il conflitto, pretesto per i bombardamenti della NATO sulla Federazione jugoslava), fino all'inverno del 2001, 1300 serbi (e non albanesi) sono scomparsi. Belgrado insiste da molto tempo, scrive il Corriere della Sera, sulle accuse relative al traffico degli organi nel Kosovo, denunce che hanno trovato la loro conferma in un rapporto del deputato svizzero, Dick Marti, approvato nel gennaio 2011 dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. È chiaro che Pristina, cominciando dal suo Primo Ministro Hashim Thaci, l'ex leader dell'UCK, probabilmente implicato nel traffico di organi, nega le accuse in blocco. Tratto da Crimini silenziosi Si veda anche : Incontro con Cristian Elia

1 commento:

POLITIBALKANDO ha detto...

grazie a milena che ha fatto una traduzione perfetta !