La resistenza della minoranza serba in Kosovo non si ferma: nuove barricate sono state erette in alcune località della zona settentrionale, nella quale si concentra la popolazione serba, dopo i gravi incidenti che avevano causato una ventina di manifestanti feriti. L’amministrazione kosovara aveva inviato agenti kosovari albanesi, appoggiati dalle truppe della KFOR, a controllare le frontiere con la Serbia, ma la popolazione serba locale e’ scesa in piazza per opporsi a questa prevaricazione, fuori dalla Risoluzione 1244 dell’ONU. I serbi non si sono fatti intimidire dai ricatti e dalle minacce della KFOR e dall’EULEX, ogni giorno il numero dei manifestanti serbi che effettuano i blocchi, aumenta: ” …Resteremo qui e siamo pronti a versare il nostro sangue, se necessario. Non abbiamo armi, non vogliamo la violenza, ma non arretreremo di un metro in fronte al nemico…”. Hanno dichiarato alla stampa dalle barricate.
Secondo i serbi, l’invio da Pristina di guardie di frontiera albanesi è una provocazione, volta a isolare la minoranza locale dalla madrepatria serba. La tensione sale davanti alle barricate, ma rischia di riesplodere anche l’odio tra le due comunita’ del Kosovo. Tra decine di feriti e alcuni omicidi di serbi, solo nelle ultime settimane, anche tre albanesi sono rimasti feriti in un assalto da parte di uomini mascherati, in un villaggio. In questi giorni risalgono in superficie tutte le contraddizioni politiche e militari del “ NODO KOSOVO”. I serbi del Kosovo, a nord del fiume Ibar, non cedono. LA cosiddetta “ guerra delle dogane” iniziata da mesi, assume contorni sempre più ampi. È una lotta che va molto oltre la questione dogane. In palio c’è la stessa esistenza della comunità serba kosovara, e non solo quella. E’ la riemersione palese, che la “questione Kosovo” non è affatto chiusa o risolta. E’ la riaffermazione tenace del diritto di un popolo, ad esistere e a rivendicare tutti i diritti civili, politici, sociali, dal 1999, negati, calpestati, violentati da una banda di terroristi e criminali fattasi stato (…o meglio narcostato, come dichiarato da molti funzionari e giornalisti internazionali) , sotto tutela NATO e occidentale. Il fatto che sulla barricata innalzata a Rudare, al fianco della bandiera serba, sia stata disegnata una grande croce ortodossa e che questa è stata consacrata da padri della chiesa ortodossa serba, aiuta a capire quale sia davvero la posta in gioco, la stessa sopravvivenza identitaria di un popolo, al di là delle questioni religiose in sè. Non si tratta di questioni commerciali, come anche dal governo di Belgrado,si cerca disperatamente di ridurre il problema ( per non affondare nella propria ignominia), bensì di una disperata difesa di identità e dignità nazionale e culturale. Un atto di riscatto della propria dignità dopo 12 anni di umiliazioni e sconfitte, vissute nel silenzio e nell’isolamento più totale; un atto per riaffermare di esistere come popolo e come coscienza di sé; un atto per ribadire… non ci hanno ancora vinto; nonostante tradimenti, sconfitte, rapimenti, uccisioni, onte e torti subiti, esistenze di vita civile normali negate, nonostante averli resi cittadini invisibili, quasi immateriali …Nonostante un silenzio assordante, noi come popolo serbo del Kosovo torniamo a rialzarci in piedi, ad sfidare le menzogne, le ingiustizie, i crimini e siamo sulle barricate…cioè, nonostante tutto e tutti…siamo vivi ….e ora dovete affrontare anche le nostre volontà e bisogni. Questo dichiarano le 18 barricate del Kosovo. Ed ecco che tutti gli archetipi delle politiche di forza e sopraffazione, costruite in questi anni dalle diplomazie e politiche internazionali, per fa pensare che in Kosovo tutto è a posto, … è “ norrmalizzato democraticamente”; ecco che il giochino salta per colpa di questi riottosi, testardi, indocili, ostinati di serbi, che non stanno alle regole imposte dalle capitali occidentali o statunitensi; dalla NATO, dal FMI, dalla BM, dalla UE, dall’OCSE, dalle varie Fondazioni Soros..ecc. ecc. E’ tutto talmente norrmalizzato, che la Nato ha appena disposto l'invio in Kosovo di altri 700 soldati di stanza in Germania… E’ tutto talmente norrrmalizzato che Il premier Hashim Thaçi ha ribadito ancora una volta che indietro non si torna e il ministro dell'interno Bajram Rexhepi, ha ordinato l'arresto del ministro Goran Bogdanović e del mediatore serbo Borislav Stefanović entrati in Kosovo "clandestinamente" per trattare con la Kfor … E’ tutto talmente norrmalizzato che nel 2011 in Europa, decine di migliaia di uomini, donne, bambini, con alcuna colpa se non quella “etnica”, di appartenere ad un popolo invece che ad un altro…debbano vivere in “enclavi”, aree isolate e protette da militari internazionali, dove non vi è alcun diritto civile ( lasciamo perdere gli altri…), nemmeno quello primario…il diritto a vivere nella propria casa e sulla propria terra. Di normalizzato ci pare che sia soltanto l’indifferenza e la supinità dei media e dei politici occidentali, sempre pronti denunciare presunte violazioni, violenze, ingiustizie nei luoghi appetiti dalla NATO e dagli interessi rapaci dell’occidente affamato di risorse degli altri…Nessuna “anima buona” di nessuna forza politica in questo occidente, ha invece il coraggio della verità, dell’onestà intellettuale e morale di denunciare una realtà come quella del Kosovo, che anche coraggiose singole personalità dell’establishment occidentale, hanno avuto il coraggio di evidenziare. Nessuno che abbia il coraggio in occidente ( tranne rare eccezioni), di dire che la lotta sulle barricate in Kosovo è una lotta per una Risoluzione dell’ONU, fatta e firmata da loro; è una lotta per chiedere di rispettare ( una parola ingombrante in occidente…), un accordo sottoscritto da due parti…imposta dopo 78 giorni di bombardamenti: è la Risoluzione ONU 1244 del 1999 che non è mai decaduta e secondo tale documento, il Kosovo E’ ( forse è più giusto dire …sarebbe), tuttora una provincia serba.
Ma il popolo serbo del Kosovo è nuovamente in piedi e noi al suo fianco, per quanto modestamente siamo in grado. Ad ognuno secondo la propria coscienza…quando c’è.
Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia
martedì 8 novembre 2011
sabato 15 ottobre 2011
Per quei quattro sassi

Da un articolo di Marinella Lotti su Albania news :
Con il protocollo di Firenze del 17 dicembre 1913, alcune regioni non vennero riconosciute all’interno dei confini nazionali: il Kosovo fu assegnato alla Serbia e la regione costiera dell’Epiro (Ciamuria) alla Grecia, per cui metà della popolazione albanese rimase fuori dai confini.
.......ho letto TUTTI i commenti: ma non siete andati un po' fuori tema? la povera professoressa potrebbe aversene a male! Lina mette sempre un po' di pepe nelle discussioni ma voi albanesi, mamma mia che permalosi! L'autocritica non è tra le principali virtù del campo albanese purtroppo. La classe dirigente del Kosovo, vi piaccia o no, è in gran parte composta da criminali, come tali schedati, reportati, individuati dai rapporti di intelligence di tutto il mondo, cominciando proprio da quelli che appoggiano quella classe dirigente. Lo so che è sgradevole sentirselo dire da uno straniero come me, però è così. Non si tratta di "corruzione": come italiano, non avrei alcun diritto di impartire lezioni in tal senso, data la nostra classe dirigente. No, il più alto livello della classe politica kosovara è proprio composto da criminali, in parole povere come se in Italia Riina fosse ministro, Provenzano presidente della Camera e così via. Ripeto, è spiacevole ma è così. Questi criminali cui mi riferisco, beninteso, non sono soltanto criminali di guerra ma proprio criminali comuni. I nomi non me li ricordo ma i cognomi si: Thaci, Litmaj, Haradinaj, Ceku e qualcun altro. La Serbia ha avuto tanti criminali di guerra ed ha molti criminali comuni. Non mi risulta però che i criminali di guerra siano attualmente al governo nè che vi siano criminali comuni. Magari ci sarà qualche corrotto come avviene ovunque. Bisognerebbe chiedersi: ma perchè allora Paesi civili come gli USA o la Germania appoggiano una simile impresentabile classe politica? il motivo è lo steso che ha spinto l'America e anche l'Europa ad appoggiare dittatori corrotti, conclamati assassini, addirittura cannibali nei Paesi dell'Africa, Asia e Sud America. Con questa gente è più facile ottenere tutto quello che vuoi. sono avidi, non hanno a cuore il loro popolo, li compri semplicemente con i soldi, e soprattutto li hai in pugno, li puoi ricattare. Il Kosovo non è un Paese indipendente e non importa se siano 75 o 85 i Paesi che lo hanno riconosciuto. Non lo è perchè è stato fatto di esso una colonia. Capisco che, al momento, i kosovari albanesi preferiscano essere una colonia che stare ancora in unione con la Serbia. La mia comprensione per questo fenomeno non è però a tempo illimitato. Posso comprenderla per qualche anno ancora. Poi rischia di trasformarsi in disistima se non in disprezzo perchè fondare la propria identità nazionale sull'odio verso altri popoli e sulla smodata disponibilità a compiacere il potente di turno non fa di un popolo una nazione e di quella nazione uno stato. Anche se a riconoscerlo fossero in 200 Paesi. Per inciso, vi sfugge che a luglio ha proclamato l'indipendenza un nuovo stato, la repubblica del Sud Sudan dopo negoziati difficili e massacri, veri massacri, durati anni. In due giorni l'hanno riconosciuta più 120 Paesi, è entrata a far parte dell'ONU e tra i Paesi che la riconoscono ci sono tutti: gli USA e la Russia, la Serbia e l'Albania, la Cina e la Germania. I sud sudanesi sono più bravi dei kosovari? no di certo. Ma lì si è scelto di arrivare ad una vera indipendenza e non a qualcosa di regalato a qualcuno e imposto ad un altro. Meditiamo !
Mauro
Cara Albana, la tua risposta da un lato conferma il mio rimprovero di scarso senso di autocritica e dall'altro rivela che non hai letto bene il mio commento. Infatti io ho detto chiaramente che noi italiani non possiamo impartire a nessuno lezioni in materia di corruzione della classe politica, dato l'altissimo livello di corruzione della nostra. Il mio intervento è discutibile ed opinabile, come tutto d'altra parte. Il tuo è invece scomposto e offensivo. Posso capire le tue idee, posso capire che le tue informazioni vengono dalla lettura soltanto di libri o quotidiani di parte ma resta il fatto che il sig. Haradinaj venne una volta ferito nel corso di una sparatoria tra clan avversari (quindi non ferito in un attentato o in un'azione di guerra) e questa è storia, mai smentita da chicchessia. Che Thaci sia schedato come elemento criminale è risultato dalle carte dei servizi segreti tedeschi. Che i pochi testimoni nei processi contro questa gente muoiano come mosche è un dato di fatto. Comunque non è a me che queste persone debbono piacere. Non so se tu sei albanese di Albania o albanese del Kosovo. In questo secondo caso, se a voi va bene questa classe dirigente siete liberissimi di tenervela; sarei ancora più felice se ve la teneste a costo zero per l'Unione Europea e per l'Italia cui pago le tasse ma ahimè, non è così. Eviterò di commentare le storielle sui serbi prelevati dalle case e spinti a fare le barricate, scusami ma è talmente ridicola come storia che mi auguro di leggere in futuro argomenti un po' più seri a sostegno delle tue tesi. E' vero però che questa storia, data la spudoratezza della cosiddetta "comunità internazionale" e della NATO, potrebbe essere presa in prestito da loro e giustificare un intervento violento nel nord del Kosovo con la necessità di liberare i serbi dai cetnici cattivi e farli ricongiungere con la madrepatria Kosova dove sicuramente anelano di vivere, sotto la giustizia albanese, con libri di storia che vedono il mondo girare intorno all'Albania e così via. Ti dirò che a questo non avevo ancora pensato. Ti saluto con affetto
Mauro
Dai Edi, la controversia di Haradinaj con i vicini di casa,ti prego: e per quale motivo avevano una controversia? per stendere i panni? per le tabelle millesimali del condominio? ma su, dai. Vedi è lì che vi perdete. Il popolo albanese (tutto, in genere, Albania, Kosovo, Macedonia) non dovrebbe aver bisogno di questi espedienti per presentarsi a testa alta davanti al mondo. Comunque ti rispondo: Dell'Utri è stato condannato per "concorso esterno in associazione mafiosa", un reato molto discutibile che da noi esiste, in America o in Inghilterra farebbe ridere. E comunque lui non è il presidente o il primo ministro. Ti ripeto quello che ho detto ad Albana: io non parlo di corruzione. Figurati, come italiano dovrei solo vergognarmi e stare zitto. Parliamo invece di indipendenza. Io sono a favore di soluzioni che non umilino una parte per premiare solo l'altra. Alla lunga creano altri problemi. Per questo vi ho citato il Sud Sudan. Alla cerimonia di indipendenza c'era anche il presidente del Sudan, come se a quella del Kosovo ci fosse stato il presidente della Serbia. L'indipendenza del Kosovo è cosa fatta. Ovviamente neppure la Serbia, parole a parte, avrebbe interesse a riprendersi una terra dove la stragrande maggioranza della popolazione non ne vuole sapere di loro. Lo stesso disscorso vale però per i serbi del nord Kosovo. O no? O deve valere sempre e solo per voi il principio di autodeterminazi one? Ripeto: io credo che con veri negoziati e con un comportamento più leale di Europa e USA il Kosovo avrebbe alla fine avuto la sua indipendenza in forme più chiare, stabili e senza necessità di essere occupato dagli stranieri a tempo indeterminato. Insomma, avrà avuto l'indipendenza dalla Serbia ma io non lo vedo proprio come stato veramente indipendente. Ma se voi preferite essere un protettorato degli Stati Uniti, ok, contenti voi... vi auguro solo che non vi capiti, prima o poi, quello che è successo in Italia alla funivia del Cermis. Attento all'amicizia degli americani, Edi. Gli abbiamo visto cambiare idea tante di quelle volte quanto ad amicizie...Se non sbaglio proprio in tema di Kosovo e di Balcani un alo diplomatico americano rispose: "noi non scegliamo i nostri obiettivi in base ad i nostri amici. Scegliamo i nostri amici in base ai nostri obiettivi". Chiaro no?
Mauro
Albana, mi dispiace ma su una cosa sbagli di grosso e te lo dimostro. La presunzione di innocenza è indubbiamente un valore di ogni società evoluta ma ...attenzione! Per i giudizi storici e politici va presa con un po' di buon senso. Se infatti applichiamo il principio di presunzione di innocenza sempre, allora dobbiamo dire che Milosevic era innocente. Infatti è morto senza mai essere stato condannato da un tribunale, neppure di primo grado. Arkan era innocente: è morto ammazzato senza che ancora fosse stato neppure incriminato dal Tribunale dell'Aja. Persino Hitler era innocente. Ti va bene? Non credo, ma se sei fedele al 100% alla presunzione di innocenza per i leaders kosovari che ti ho citato, conosciuti in tutto il mondo, KFOR, EULEX etc. etc. compresi, come criminali, allora devi esserlo anche per Milosevic & Co. Attenzione, non sto difendendo Arkan. Ti sto illustrando il paradosso cui porta il discorso (peraltro assai caro ai mafiosi di tutto il mondo) delle prove, dei processi e di quant'altro. Questo vale per la gente comune. Io non ho bisogno di un processo per capire che Arkan era un criminale e Hitler pure ed anche tu credo che non abbia bisogno di processi per capire, come mi sembra hai già capito, di che pasta è fatta certa dirigenza kosovara.
Mauro
Per quei quattro sassi...
Appello dell'ambasciatrice serba
martedì 6 settembre 2011
domenica 24 luglio 2011
Il Kosovo risveglia anche il Regno delle due Sicilie !

Recentemente la Corte Internazionale di Giustizia dell'ONU ha espresso il parere che "l'adozione della dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008 non ha violato né il diritto internazionale in generale, né la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, né il quadro costituzionale". L'indipendenza del Kosovo, dunque, è legale, ma dalla sentenza non si capisce se sia legittima. La Corte dell'Aja, schierandosi a larga a maggioranza (10 a 4), si è attenuta strettamente ad un parere tecnico. La risposta politica arriverà il prossimo settembre dall'Assemblea Generale dell’ONU.
La pronuncia era stata sollecitata a seguito di un ricorso promosso direttamente da Belgrado, secondo cui la secessione del Kosovo non sarebbe possibile in quanto la risoluzione ONU 1244, votata all'indomani della fine dell'intervento Nato nel 1999, parlava del Kosovo come di provincia serba temporaneamente sotto amministrazione ONU. La tesi dei 10 su 14 giudici della Corte che hanno approvato la sentenza è invece ad exclusionem: "La dichiarazione di indipendenza è coerente anche con la risoluzione 1244 che non ne contiene la proibizione", si legge nel dispositivo.
Bisogna evidenziare che, a fondamento della sentenza, vi è stato il "principio di autodeterminazione dei popoli" che la stessa ONU aveva proposto all'interno della comunità dei singoli Stati. La Carta delle Nazioni Unite, infatti, all'art. 1, par. 2 del Capitolo I, individua come fine delle Nazioni Unite lo "Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli…".
La sentenza della Corte è, tuttavia, un parere non vincolante per tutti gli Stati membri di cui solo 69 Stati, dei circa 200 che attualmente fanno parte dell'Assemblea delle Nazioni Unite, hanno già riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Per far parte delle Nazioni Unite, dunque, il Kosovo dovrà ottenere il riconoscimento da almeno 100 Paesi. Non sarà facile per il Kosovo, ma la strada per ottenere la sua indipendenza è tracciata.
Si è aperto così uno spiraglio che è destinato a sostenere radicalmente in futuro anche le nostre rivendicazioni in quanto la nostra situazione ha tutte le caratteristiche giuste perché il principio di autodeterminazione possa trovare applicazione. Anche se sono trascorsi 150 anni dall’occupazione della nostra Patria da parte delle truppe piemontesi, lo Stato «italiano» non ha mai riconosciuto le centinaia di migliaia di vittime da pulizia etnica, le devastazioni economiche e sociali, e la persistente colonizzazione compiute nei confronti del Sud. Motivi che sono di per sé sufficienti ad appellarsi al Tribunale Internazionale di Bruxelles per i crimini di guerra.
Ovviamente per avviare questa azione a difesa, per lo meno risarcitoria, dei nostri diritti continuamente calpestati, non solo è necessaria la partecipazione della maggioranza del nostro Popolo, ma anche l’appoggio di altri Stati. La strada è però tracciata.
L’azione va soprattutto incentrata sul fatto che gli Stati italiani preunitari erano nazioni che il Piemonte fagocitò con una criminale conquista militare riunendole in un’artificiale, burocratica e dispotica entità chiamata "Regno d'Italia". Furono demonizzati tutti i precedenti governanti, particolarmente i Borboni delle Due Sicilie che invece erano assai meritevoli perché tenevano bassi debito pubblico e tasse, e assicuravano ai loro sudditi cibo a buon mercato. Principale artefice fu quel bigotto di Gladstone che denunciò la monarchia borbonica come "la negazione di Dio eretta a sistema di governo". La vera negazione di Dio fu invece il cinico accordo dei complici di Plombières nel 1858, Cavour e Napoleone III, i quali tramarono una guerra in cui decine di migliaia di persone sarebbero state uccise e fiorenti economie devastate.
Il cosiddetto "plebiscito" nelle Due Sicilie, che avrebbe dovuto giustificare l’invasione agli occhi dell’opinione pubblica europea, fu imposto dagli invasori piemontesi con palese brutalità. Costoro non tennero alcun conto della vera volontà del popolo duosiciliano: il 99 per cento dei votanti risultò a favore dell'annessione al Piemonte. L’esito però fu smentito dalla reazione popolare che per oltre dieci anni contrastò gli invasori con una sanguinosa guerra civile in cui «morirono più persone rispetto a tutte le altre guerre del Risorgimento messe insieme» (I. Montanelli). La conseguenza fu che l’economia, sia per le leggi oppressive che per le devastazioni della controguerriglia, ne soffrì a morte.
Anche il Granducato di Toscana fu sottomesso e brutalizzato con un altro plebiscito truccato, avendone devastata la sua economia che era abbastanza avanzata e dedita al libero scambio assai prima della Gran Bretagna.
Così avvenne anche per lo Stato Pontificio che fu vigliaccamente annesso nonostante l’opposizione di migliaia di cattolici arruolatisi volontariamente in un esercito senza alcuna speranza di vittoria e che ebbe 476 morti nel reparto zuavo che comprendeva anche inglesi.
Insomma questa è Storia e, per la nostra posizione come Stato legittimo, non occorre portare molte prove al consesso dell’ONU perché sia valida una nostra autonoma dichiarazione di indipendenza. Infatti, non ci sarebbe una benché minima violazione del diritto internazionale, semmai è da dire che la Nazione Due Sicilie ha ben più pregnanti motivazioni per chiedere il ritorno alla sua indipendenza. L’unico ostacolo (sempre superabile), per il momento, è l’ottusa e atea burocrazia di Bruxelles, capitale di quella Unione Europea che si è formata con gli stessi cinici princìpi con cui è nato quello Stato-Frankenstein che è l’Italia.
Chi può contrastare validamente questo ostacolo sono gli U.S.A, i cui dirigenti politici ed economici vedono con «simpatia» lo smembramento della vecchia Europa in regioni autonome, in quanto questo fatto consentirebbe loro di assicurarsene il predominio secondo il classico principio del «divide et impera». Infatti gli U.S.A., attraverso le loro potenti lobby presenti in massa a Bruxelles, sono sempre loro a dirigere i "giochi". Diventa intuitivo, dunque, come sia stato possibile lo smembramento e della Yugoslavia, e della Cecoslovacchia, e, ora, quello della Serbia, con l’indipendenza del Kosovo.
L’Unione Europea, intanto, con il progetto "Interreg. IIIB" sta elaborando sin dal 2002 il ritocco dei confini regionali mediante raggruppamenti di regioni in funzione di criteri economici ed etnici con l’obiettivo di promuovere l'integrazione territoriale in seno a grandi gruppi di regioni europee, anche al di là dell'Unione dei Quindici, nonché tra gli Stati membri e i paesi candidati o altri paesi vicini, per “favorire in tal modo uno sviluppo stabile, equilibrato e armonioso dell'Unione”. un'attenzione particolare è rivolta soprattutto alle regioni ultraperiferiche e insulari.
Da Bruxelles stanno già progettando di smembrare l’Italia. Nel progetto di una nostra indipendenza si deve quindi tener conto di questo scenario politico in cui sono presenti interessi enormi. Questo progetto diventa così un gioco titanico, ma questa è la strada.
Resta da vedere come agire, come organizzarsi, ma soprattutto non aspettare «domani» permettendo che altri scelgano per noi.
Antonio Pagano
Tratto da www.eleaml.org
Delenda est
lunedì 6 giugno 2011
Arrestato il generale Mladic
E' sempre così.. lo faccio non lo faccio.. non lo faccio lo faccio.. alla fine il post su balkan-crew era meglio farlo qui. Per cui.. in appendice al post di Mladic del 27 Maggio 2011, ecco alcune considerazioni

L'omicidio della figlia di Mladic (brillante studentessa di medicina mi confermerebbero essere antecedente alla strage di SB (13-07-95) circa un anno prima e precisamente il 27/03/1994) dimostrando quindi insensata la illazione del tutto strumentale secondo la quale la stessa si "sarebbe suicidata per la vergogna".
Le voci circolanti secondo le quali Mladic sarebbe malato di Linfoma con chemioterapia in corso non vengono confermate perchè in questo caso sarebbe palese la violazione del diritto con il trasporto all'Aia.
La cattura del generale è un elemento chiave perchè (salvo che nella civilissima Italia ed in altri pochi paesi in casi specifici) è controverso se non inammisstibile il processo in assenza dell'imputato.
La ragione della cattura è fondamentalmente legata al pagamento dei danni di guerra da parte dello stato Serbo già da tempo al saccheggio da parte degli "investitori" esteri. Senza imputato nussun danno... Speriamo quindi che il generale muoia prima del termine del processo.
Il Generale ha fama di persona integerrima e di alto profilo professionale e nelle speculazioni in ogni caso non avrebbe preso parte personalmente alle azioni in questione quanto piuttosto non avrebbe fatto nulla per impedirle. Sembrerebbe anche fuori di ogni sospetto l'arrucchimento dell'ufficiale in tempo di guerra ... nota è la prassi dei "ricchi in una notte".
In realtà si sarebbero sovrapposte le truppe paramilitari di Arkan "Tigri di Arkan" costoro dai probabili legami con la criminalità e le mafie si sarebbero prevalenetemente dati al sacco commettendo stragi ed eccidi - Lo scopo di tutto ciò sostanzialmente sarebbe stato il saccheggio su commissione.
Proprio questa interferenza il generale Mladic avrebbe mal tollerato diffidando ed allontanando le truppe di Arkan a tutela e garanzia.
Diversamente da quanto mostrato nei servizi italiani il generale Mladic viene filmato mentre prepara l'evacuazione sotto scorta e tutela dei civili mussulmani!!!!! Si signori proprio i mussulmani!. Lo stesso con aria stanchissima visita i pulmann stracarichi di profughi musulmani chidendo come stanno e rassicurandoli sulla libertà e spiegando loro che sarebbero arrivati ancora altri pullmann.
Le ragioni della Serbia ed un mancato riconoscimento della colpevolezza del suo comando (nella persona appunto del Generale) getterebbe concretamente delle ombre sulla politica estera USA (che oggi nel KOSOVO ha piazzato una delle più grandi basi) oltre a creare serie difficoltà all'Olanda direttamente responsabile territorialmente nelle aree balcaniche interessate in occasione della strage in questione, sarebbero infatti gli olandesi a ritirarsi misteriosamente lasciando non protetta l'area della strage. Ed ora proprio gli olandesi corrono al processo...
Ma c'è dell'altro: sembrerebbe che proprio i gruppi militari e paramilitari musulmani APPROFITTANDO delle aree protette e pacificate ed operando nelle stesse, dove ovviamente non potevano esserci i soldati serbi, si siano accaniti proprio sui civili serbi.
I Serbi uccisi attorno a Srebrenica sarebbero circa 10.000!!! E nessuno dice nulla????

L'omicidio della figlia di Mladic (brillante studentessa di medicina mi confermerebbero essere antecedente alla strage di SB (13-07-95) circa un anno prima e precisamente il 27/03/1994) dimostrando quindi insensata la illazione del tutto strumentale secondo la quale la stessa si "sarebbe suicidata per la vergogna".
Le voci circolanti secondo le quali Mladic sarebbe malato di Linfoma con chemioterapia in corso non vengono confermate perchè in questo caso sarebbe palese la violazione del diritto con il trasporto all'Aia.
La cattura del generale è un elemento chiave perchè (salvo che nella civilissima Italia ed in altri pochi paesi in casi specifici) è controverso se non inammisstibile il processo in assenza dell'imputato.
La ragione della cattura è fondamentalmente legata al pagamento dei danni di guerra da parte dello stato Serbo già da tempo al saccheggio da parte degli "investitori" esteri. Senza imputato nussun danno... Speriamo quindi che il generale muoia prima del termine del processo.
Il Generale ha fama di persona integerrima e di alto profilo professionale e nelle speculazioni in ogni caso non avrebbe preso parte personalmente alle azioni in questione quanto piuttosto non avrebbe fatto nulla per impedirle. Sembrerebbe anche fuori di ogni sospetto l'arrucchimento dell'ufficiale in tempo di guerra ... nota è la prassi dei "ricchi in una notte".
In realtà si sarebbero sovrapposte le truppe paramilitari di Arkan "Tigri di Arkan" costoro dai probabili legami con la criminalità e le mafie si sarebbero prevalenetemente dati al sacco commettendo stragi ed eccidi - Lo scopo di tutto ciò sostanzialmente sarebbe stato il saccheggio su commissione.
Proprio questa interferenza il generale Mladic avrebbe mal tollerato diffidando ed allontanando le truppe di Arkan a tutela e garanzia.
Diversamente da quanto mostrato nei servizi italiani il generale Mladic viene filmato mentre prepara l'evacuazione sotto scorta e tutela dei civili mussulmani!!!!! Si signori proprio i mussulmani!. Lo stesso con aria stanchissima visita i pulmann stracarichi di profughi musulmani chidendo come stanno e rassicurandoli sulla libertà e spiegando loro che sarebbero arrivati ancora altri pullmann.
Le ragioni della Serbia ed un mancato riconoscimento della colpevolezza del suo comando (nella persona appunto del Generale) getterebbe concretamente delle ombre sulla politica estera USA (che oggi nel KOSOVO ha piazzato una delle più grandi basi) oltre a creare serie difficoltà all'Olanda direttamente responsabile territorialmente nelle aree balcaniche interessate in occasione della strage in questione, sarebbero infatti gli olandesi a ritirarsi misteriosamente lasciando non protetta l'area della strage. Ed ora proprio gli olandesi corrono al processo...
Ma c'è dell'altro: sembrerebbe che proprio i gruppi militari e paramilitari musulmani APPROFITTANDO delle aree protette e pacificate ed operando nelle stesse, dove ovviamente non potevano esserci i soldati serbi, si siano accaniti proprio sui civili serbi.
I Serbi uccisi attorno a Srebrenica sarebbero circa 10.000!!! E nessuno dice nulla????
venerdì 29 aprile 2011
Condannato Gotovina

Di Marina Szikora
Qui di seguito il testo della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 21 aprile a Radio Radicale
La sentenza del Tpi: dall'Aja a Zagabria a Bruxelles
Il tema della condanna dei generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač continua ad essere il tema centrale della realta' politica croata e, secondo gli ultimi sondaggi, dopo la sentenza dell'Aja soltanto il 23% dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. E il governo croato si dice di essere adesso in una offensiva diplomatica ma al tempo stesso avverte i cittadini che l'Ue non ha alternative. Il vicepresidente del Governo e ministro degli esteri e delle integrazioni europee, Gordan Jandroković lunedi' si e' recato a Bruxelles affermando che fine giugno e' una data raggiungibile per la conclusione dei negoziati di adesione. Jandroković si e' detto convinto che i cittadini croati sanno molto bene cosa vogliono e che sceglieranno il futuro europeo poiche' al referendum si decidera' se vogliamo che la Croazia si basi su valori europei o quelli cosidetti balcanici. La premier Kosor ha spiegato che l'interpretazione dei fatti e' il piu' forte argomento croato e gia' a partire da questa settimana saranno promosse delle iniziative a fin di far cadere nel processo d'appello le qualifiche della sentenza a Gotovina e Markač relative all'impresa criminale congiunta.
Se non fosse il presidente della Repubblica, notano i media croati, Ivo Josipović srebbe in questi giorni sicuramente uno degli esperti piu' chiamati e citati in connessione con le questioni del Tribunale dell'Aja. Va ricordato che lo stesso Josipović aveva rappresentato la Croazia e aveva vinto anche un processo contro la procura dell'Aja a favore della Croazia e dell'allora ministro della difesa Gojko Šušak. Il Presidente croato non nega che ci sono stati crimini durante l'operazione 'Tempesta', che la Croazia e' responsabile di non aver ostacolato questi crimini ancora negli anni novanta e poi perche' non li aveva processati da sola. "Sconfiggere la tesi dell'impresa criminale congiunta e' importante per la Croazia dal punto di vista storico e politico gia' per il solo fatto che se cadesse la tesi dell'impresa criminale in quanto forma di responsabilita', allora la difesa sarebbe qui in una posizione molto migliore rispetto all'attuale momento" afferma Josipović.
Tuttavia la questione delle questioni resta quella di far luce sulla sorte di 1013 prigionieri e persone scomparse del 1991 e 1992 ha sottolineato la premier croata Jadranka Kosor rivolgendosi alle famiglie delle vittime scomparse durante la guerra. Ha ricordato che questo e' stato anche il tema principale dei suoi recenti colloqui con il presidente serbo Tadić e il premier Cvetković e ha aggiunto che "i colloqui devono iniziare e finire con la soluzione relativa al destino dei prigionieri e dei scomparsi".
Josipovic: la sentenza non contribuisce al buon clima, ma la riconciliazione non si ferma
Nella trasmissione mensile della radio statale croata "Il caffe' con il Presidente" il capo dello stato croato, Ivo Josipović ha detto di credere che l'evidente calo del sostegno dei cittadini croati all'ingresso della Croazia nell'Ue, dopo le sentenze di condanna di primo grado ai generali croati, sono "una vicenda temporanea poiche' l'Ue non aveva nessun legame diretto con il verdetto, perche' il Tribunale dell'Aja e' un tribunale delle Nazioni Unite e non dell'Ue". Josipović ha commentato cosi' i sondaggi secondo i quali, dopo le sentenze dell'Aja, soltanto il 23 percento dei cittadini croati si pronuncia a favore dell'adesione della Croazia all'Ue. Josipović ha aggiunto che ogni analisi ragionevole dimostrera' che non e' l'Ue quella che ha inflitto le sentenze e si e' detto convinto che i cittadini croati, nel momento in cui ci sara' il referendum sull'adesione, riconosceranno tutti i pregi che implica l'ingresso nell'Ue. Alla domanda se vi e' la possibilita' che la Croazia adesso decida a rivalutare la collaborazione con il Tpi dell'Aja, Josipović ha sottolineato che una tale decisione avrebbe come conseguenza l'esclusione della Croazia dalla comunita' internazionale e che lui stesso non appoggierebbe una tale azione. Il presidente croato ha rilevato che secondo le sue conoscenze, il governo croato aveva consegnato alla difesa dei generali tutti i documenti richiesti. Ha indicato inoltre che la sentenza conferma il coinvolgimento della Serbia nell'agressione contro la Croazia. La qualifica di un conflitto internazionale che si trova nell'atto di accusa implica che le forze serbe in "krajina" furono controllate dalla Serbia. Josipović ha ripetuto che e' inaccettabile la qualifica della difesa croata in quanto un'impresa criminale congiunta e ha sottolineato che "la Croazia in quanto stato di diritto accettera' gli aspetti giuridici della sentenza, ma quelli politici e storici saranno difficilmente accettati se questa interpretazione significa una criminalizzazione dell'intera guerra per la Patria".
Per quanto riguarda la domanda se la sentenza in qualche modo e' anche una sentenza al defunto ex presidente croato Franjo Tuđman e al ministro della difesa Gojko Šušak, Josipović ha osservato che si tratta di una constatazione scomoda che colpisce non soltanto queste due persone della storia croata bensi' anche altri, ma ha sottolineato che la sentenza e' sempre individuale. "La sentenza parla soltanto della colpa individuale delle persone nel processo, le persone fuori dal processo non sono state giustiziate" ha detto Josipović. In conessione alla questione se e' stata legale la consegna al Tribunale del verbale della riunione di Briuni, uno degli elementi chiave della sentenza, il presidente croato ha detto che la Croazia ha una legge costituzionale del 1996 che obbliga alla piena collaborazione con il Tribunale. Questo che accade adesso, ha ricordato il Presidente, di indossare la colpa a questo o quell'altro, a questo o quel governo perche' aveva collaborato con il Tribunale dell'Aja, non va bene. Josipović ha commentato anche la valutazione del presidente serbo Boris Tadić secondo il quale le sentenze di questo tipo contribuiranno alla riconciliazione nella regione. A tal proposito, Josipović ha detto di non essere sicuro che questa sentenza contribuisce a cose giuste, ma sicuramente non sono sentenze ne' dell'Ue ne' della Serbia e quindi non dovrebbero influenzare su quello che va bene per entrambi i paesi, Croazia e Serbia. Josipović si e' detto convinto che il processo di riconciliazione continuera'.
Tratto da Passaggio a sud - est
Pa sud-est
giovedì 28 aprile 2011
Violenze a Tirana

Tratto da Osservatorio Balkani :
In Albania torna la violenza, come negli anni '90. Spari, lanci di lacrimogeni e cariche con idranti ieri contro una manifestazione dell'opposizione che chiedeva le dimissioni di Berisha ed elezioni anticipate. Tre vittime, tutte civili. Il commento della nostra corrispondente Marjola Rukaj
Una Tirana blindata, la sede del governo recintata con il filo spinato, lacrimogeni, feriti per terra e forze dell'ordine ovunque. Una manifestazione politica, finita con un bilancio disastroso, 3 morti e decine di feriti. Solo qualche giorno fa, sarebbe stato impensabile che a Tirana avesse luogo una manifestazione violenta degna dei famigerati anni '90. Nessuno si sarebbe immaginato che in una delle ormai numerose manifestazioni dell'opposizione contro il governo Berisha ci sarebbero state addirittura delle vittime.
Eppure, nonostante non fossero stati presi molto sul serio, questo è quanto i leader riuniti dell'opposizione stavano annunciando da una settimana. Una manifestazione cittadina che portasse alla destituzione del premier Berisha e dove si "temeva" in modo anche ambiguo della violenza. “Fitore” (vittoria) e “Ik hajdut” (vattene ladro) sono stati gli slogan con cui è stato riempito ieri, 21 gennaio, il centro di Tirana. Gli stessi che nel corso dell'ultima settimana si sono sentiti nell'aula del parlamento albanese mentre deputati del Partito Democratico, premier Berisha incluso, e del Partito Socialista recitavano uno spettacolo ai limiti dell'assurdo e del volgare. I socialisti continuando la loro retorica post-elettorale sui brogli, incoraggiati da un video con prove di corruzione e nepotismo che metteva a nudo varie vicende poco chiare dell'esecutivo Berisha; i deputati di destra stando sulla difensiva con il solito linguaggio ostruzionista che punta solo ed esclusivamente sul personale, su presunti scandali sessuali e altri piccoli episodi da provincia moralista.
Entrambe le parti, a corto di argomenti, e spinte solo dall'interesse al potere. La crisi politica in Albania si protrae dalle elezioni politiche del giugno 2009, vinte dal PD di Berisha, accusato però di brogli dal Partito socialista guidato da Edi Rama. Nelle ultime settimane un video trasmesso in televisione aveva scandalizzato l'Albania: mettendo sotto i riflettori cose note, ma che è sempre duro accettare. Nepotismo e corruzione sono alla base del modo di governare della classe politica albanese. La vicenda ha creato ulteriore fragilità per il PD di Berisha ed ha spinto il Partito socialista a tornare in piazza, per riprendere la situazione in mano ad ogni costo. E il risultato – seppur limitato per ora a una sola giornata - è stato molto simile a quelli ottenuti da Berisha nel corso della crisi del '97 o nel settembre del '98: violenza, cavalcando la disillusione e la rabbia dei cittadini.
La popolarità del premier Berisha si trova attualmente in caduta libera. Il suo governo è fortemente delegittimato dalle dimissioni di Ilir Meta, protagonista del video che ha fatto partire lo scandalo, e leader del LSI, partito che gli ha assicurato i 3 deputati con i quali Berisha sino ad ora è riuscito ad avere l'attuale maggioranza. In un paese democratico, una situazione del genere avrebbe comportato una mozione di sfiducia in parlamento. In Albania invece Berisha si è difeso arrivando a sostenere che il video fosse un falso e fosse trasmesso per infangare la sua immagine e quella del suo partito. Da parte sua Edi Rama e i suoi alleati da una settimana invitavano gli albanesi a manifestare il loro dissenso con ogni mezzo, rispondendo a Berisha con la stessa moneta antidemocratica, mettendosi a capo della rivolta cittadina, e sfruttando nel proprio interesse le frustrazioni e lo scontento degli albanesi. E' dalle elezioni del 28 giugno 2009 che il PS non ha saputo dimostrare d'essere una coerente alternativa a Berisha, attorno a cui raccogliere gli albanesi, bensì ha messo in scena un tira e molla continuo e disorientante, sempre funzionale alle probabilità del momento di raggiungere il potere.
Difficile prevedere ora quello che avverrà in Albania nei prossimi giorni. C'è chi paventa un secondo '97, ma nonostante la sfiducia nel governo attuale, difficilmente si può dire che Rama sia in grado e abbia intenzione di mobilitare gli albanesi a tali livelli. D'altronde questa volta gli albanesi non hanno perso tutti i loro risparmi in un crac finanziario e saranno in pochi quelli che sceglieranno di immolarsi per un'alternativa politica non necessariamente nuova e promettente.
Mentre i rappresentanti internazionali invitano a mantenere la calma e a negoziare, la migliore soluzione paiono essere elezioni anticipate, o la formazione di un governo tecnico che riesca a superare le difficoltà attuali del sistema elettorale.
"Marjola Rukaj" in Osservatorio Balkani
Spari sulla folla inerme
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